L’assurdità di credere di non aver bisogno di loro…

L’assurdità di credere di non aver bisogno di loro…

E’ dal dicembre scorso che ho sentito dentro di me la necessità di dire ciò che vi apprestate a leggere. Tutto è scaturito da un fatto specifico a cui ho assistito, e che per ragioni personali (ben esplicitate a chi di dovere) preferisco non divulgare. Infatti non è l’accadimento specifico ad essere importante, ma i “germi” che hanno portato e portano tutt’ora alcuni a perpetrare questo genere di comportamenti, e che ovviamente portano a specifiche conseguenze nefaste. Andiamo con ordine e cioè partiamo dalla fine. Ho guardato con grandissimo piacere e partecipazione l’intervista rilasciata da Rainaldo Graziani a seguito della scomparsa di Pierluigi Concutelli (il video completo lo trovate al termine di queste righe). In questa intervista vi sono riferimenti incredibilmente validi, inossidabili al passare del tempo, delle stagioni e delle mode. In specifici passaggi vi è delineata la nostra reale visione del mondo e dell’esistenza, ma non pensando alle teorie politiche o ai massimi sistemi, ma semplicemente a delle linee di comportamento e di azione pratica quotidiana. Semplici e chiare ma purtroppo dimenticate. Quando Rainaldo afferma “non amo condannare ma comprendere”, se proviamo a mettere questo assunto fuori dal contesto specifico – è una mia personale forzatura – ci sta cercando probabilmente di riportare ad un modo diverso di affrontare i conflitti che spesso nascono all’interno di una variegata Comunità. La gestione dei scontri attraverso le scomuniche e gli anatemi non ha certo portato a conseguenze positive. Sono risuonati spesso i concetti di coerenza e di onore, e mai nemmeno per un attimo Rainaldo ha ceduto al politicamente corretto, all’abiura e al perbenismo, nonostante i numerosi tentativi in tal senso dell’intervistatore. Concutelli viene definito da lui “un combattente, una figura simbolo e un uomo generoso”. Affascinate anche il riferimento a “l’uomo onda”. Quindi badate bene, ciò che rimane più in testa nel passare dei minuti dell’intervista non sono le ricostruzioni più o meno opinabili per cui determinati fatti sono andati in una certa maniera, ma il contenuto valoriale dei protagonisti. Parlando di suo padre, torna ancora la coerenza, la generosità e il rispetto. Ed è stato a quel punto che non ho retto più, e ho deciso di scrivere questo sfogo. Troppi giovani pensano che di punti di riferimento come Rainaldo, e come lui tanti più o meno conosciuti, che hanno vissuto stagioni complicate e difficili, non vi sia più bisogno. O peggio ancora di loro non se ne conosce nemmeno l’esistenza. Potrei fare altri nomi ma preferisco di no. Eppure questi nostri fratelli maggiori hanno una importanza basilare mai come adesso. Ci propongono un “saper vivere” che troppi hanno dimenticato o forse mai conosciuto, poiché occupati nelle beghe nate dal settarismo, dall’inconcludenza, dalla volontà di stare nella riserva indiana o al contrario di accaparrarsi un posto al sole in un partito. Pochi giorni dopo casualmente, ho modo di parlare con un altro fratello maggiore di grande caratura. Anch’egli sembra voler indicare l’importanza di un comportamento antitetico all’utilitarismo imperante. Dedicare del tempo a ragionare sul come ci si comporta e ci si raffronta con i nostri punti di riferimento viventi, è un’operazione che troppi hanno dimenticato di fare.

Emanuele Campilongo

Author: identita e territorio