Polemos – prospettive Archeofuturiste vo. 5 autori vari

Polemos – prospettive Archeofuturiste vo. 5 autori vari

Ho da tempo l’opportunità privilegiata di avere tra i miei amici un validissimo “combattente del pensiero”, che si ostina a donarmi la possibilità di farmi leggere ogni volume della raccolta Polemos – prospettive Archeofuturiste .

Questa volta è il turno del volume 5 edito da Forgia Editrice .

Come negli altri – già recensiti e che potrete trovare sempre nello spazio “proiettili culturali” di questo sito – il solo scorgere delle firme che hanno apportato il loro contributo, è una vigorosa motivazione di approccio alla lettura.
Un nome sui tutti quello di Guillaume Faye.
Ma non posso non citare le splendide pagine di Andrea Anselmo su Junger e sullo stesso Faye.
Tuttavia non sempre chi vi scrive può dirsi d’accordo con le argomentazioni e le affermazioni contenute in questo libro ma questo è un risibile dettaglio.
E’ pur vero che questo volume diversamente dagli altri, mi ha ingenerato sentimenti piuttosto contrastanti e antitetici. Infatti sono passato dalla entusiastica condivisione al marcato fastidio.
Ovviamente ciò che ha infastidito me può essere – e probabilmente lo sarà nella maggioranza dei casi – ciò che creerà in altri giubilo, ed è proprio questo che mi spinge a caldeggiare la lettura di questo volume.

Mi soffermerò su alcuni interventi che mi hanno stupito, in particolare quello di Pietro Ferrari dal titolo “La grande occasione”.
In uno dei tanti passaggi interessanti si legge: “ il mondo da resettare, non ci era mai piaciuto.
Perché dovremmo difenderlo proprio quando la Storia ci sta dando ragione?”.
Inoltre in tale contributo viene proposta una accurata analisi del fenomeno delle cripto valute e della blockchain, arrivando anche a dare consigli pratici di utilizzo alle Comunità di Destino sparse per l’Europa.
Poi è il turno del mirabile intervento di Francesco Boco – guarda un pochino chi si rivede? – il quale nel suo “Nel dedalo digitale” afferma che: “l’obiettivo ultimo è quello di distruggere la dimensione propriamente politica e sociale della vita umana per ridurla, nel nome della salute, ad una esistenza sottovuoto e costantemente disciplinata.
Ciò che conta è vivere un giorno ancora, anche se si tratta di una esistenza svuotata di senso.” Dovrei segnalarne altri, ma rischierei di diventare inutilmente prolisso.
Tanto ho come l’impressione di essere comunque riuscito ad ingenerare l’opportuna curiosità in chi mi legge, verso quest’opera.
Voglio però concludere citando un altro contributo, quello di Fabrizio Loschi, dal titolo “operatore dell’inutile”.

“In quest’epoca che in nome del politicamente corretto partorisce vuoti di memoria, bruttezza, volgarità ai limiti della bassa pornografia, io mi rifugio in me alla ricerca dell’osso del cuore. Il mio.”

Buona lettura.

Author: identita e territorio